Omaggio o appropriazione culturale?

Abbiamo assistito a molte case di moda, da Dior a Valentino, che hanno reso omaggio a culture diverse, mettendo in mostra guardaroba di ispirazione culturale di origine messicana o africana.

Tuttavia, il risultato percettivo sembra essere esattamente l’opposto. Quando una rinomata casa di moda decide di ispirarsi e mostrare esempi di abbigliamento che appartengono ad un’altra cultura, in realtà rende suo qualcosa che non lo è. Questo atto diviene una forma di appropriazione culturale, soprattutto se non esiste uno scambio equo tra le due culture in contatto.

Recentemente, ho letto di Alejandra Frausto Guerrero, ministro della cultura messicano, che ha scritto una lettera accusando il marchio francese Isabel Marant di aver rubato i simboli culturali messicani a favore della sua collezione, dove infatti il ​​mantello Gabin imita i tipici sarapes e joronghi messicani.

Il problema in questo caso non era l’ispirazione della designer verso un’altra cultura, ma piuttosto il fatto che non fosse né riconosciuta né costruito un dialogo con la stessa. Pur essendo, secondo Marant, una forma di tributo e omaggio, in realtà il suo atto lascia spazio ad una forma colonizzazione dove si è appropriata di qualcosa che non le appartiene senza restituire nulla in cambio, quindi senza creare un dialogo costruttivo tra culture. Ecco perché l’apparente omaggio termina laddove una cultura viene semplicemente “usata” per altri scopi. 

Il caso di Isabel Marant purtroppo non è isolato; può infatti essere esteso ad altri marchi di lusso, come l’esempio della sfilata 2016 di Valentino, di ispirazione africana, ricca di design indigeni.

È vero che la cultura è fluida e quindi gli incontri culturali sono inevitabili e auspicabili, ma ci deve essere un equilibrio tra due culture, altrimenti si ricrea solo un altro esempio di sfruttamento culturale.

L’atteggiamento perfetto tra culture è sviluppare un dialogo. Maria Grazia Chiuri per la sua sfilata Dior Cruise SS20 ha deciso di collaborare con artigiani e designer africani locali e così facendo ha davvero coinvolto la cultura altra dando la possibilità di mostrare le capacità e abilità artigianali locali. Questo è un esempio efficace di scambio culturale.

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