Rick Owens, stilista provocateur

“Perturbante” è la parola esatta che descrive l’attività ventennale dello stilista statunitense Rick Owens, in mostra fino al 25 marzo 2018 alla Triennale di Milano (triennale.org, “Rick Owens, Subhuman, Inhuman, Superhuman“).
Le sfumature del nero e del bianco dominano l’esposizione assieme ad un’installazione che ricorda una nube nera, come un fil rouge che riflette metaforicamente il subconscio del visionario stilista.

  

Lo stile di rottura, costantemente on the edge per via delle forme ibride, scostanti, quasi deformi, è dettato da una forte irrequietezza e da uno spirito che si spinge all’estremo e che tenta di opporsi strenuamente all’estetica tradizionale. Dominano i volumi non convenzionali, disarmonici, che ridisegnano la silhouette di uomo e donna: Owens parla infatti di estetica della inclusivity, che non ragiona più secondo l’opposizione binaria di genere. Lo stilista rigetta infatti la bellezza standardizzata e la stessa distinzione uomo-donna, che riduce l’essere umano a comportarsi secondo quelle aspettative imposte da un certo schema sociale. Per tradurre tale concetto in arte, Owens si allontana da tutto ciò che può essere prevedibile e comune.
Si produce così uno stile che suscita una sorta di inquietudine nell’osservatore, che si concretizza nell’alterazione delle forme del corpo e del colore della pelle dei manichini, i cui volti, molto spesso, sono coperti da lunghi capelli neri che ricordano quelli dello stilista.
Gli abiti fortemente concettuali divengono pezzi da esporre nei musei, così come l’architettura altamente complessa delle imbracature realizzate per la sfilata SS 2016, e indossate da ciascuna modella a sorreggere un’altra modella.

La visione neo gotica dello stilista è fatta di ispirazioni che spaziano dal sacro al profano, e la metamorfosi del corpo si realizza attraverso diversi tessuti e consistenze quali seta, chiffon, pelle di vitello, cuoio dal color perla, bianco, beige e nero nelle loro diverse nuances. Il total black o total white, infatti, non rispecchiano mai una sola tonalità: il gioco degli intrecci attraverso tessuti trapuntati aumenta il senso di volume, e gli stessi materiali creano effetti di luce e ombra. Il tutto traduce appieno l’animo irrequieto dello stilista, sbrigliato da qualunque imposizione o aspettativa sociale.

                          

Gli appliqué geometrici, le sovrapposizioni costanti, i cappucci dalle forme ricercate di ispirazione medievale e i drappeggi che fasciano il corpo nella sua totalità, etichettano lo stilista come un vero e proprio “provocateur” dalla creatività unica.

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